La Strada dei Nidi di Ragno #6: Nel Buio del Cinema

CINEMA VENEZIA 2021
Rassegna in partnership con Cinema Apollo di Albinea

Poco tempo fa, ho genuinamente pianto. Non mi capita spesso di poterlo fare: mi sento una persona profondamente sensibile ed empatica, ma è raro che io riesca veramente a piangere.

In una sala poco gremita di un cinema di provincia, in tempo di pace, osservavo un film uscito da poco. Jojo Rabbit era stato un successo già da prima, e su di lui avevo puntato il desiderio di osservarlo già da ben prima della sua uscita.

Sono uscito dal Cinema Apollo rinfrancato, rincuorato, scosso ed emozionato. Penso che non dimenticherò mai quel momento in cui il Cinema è diventata sublime parte per tutto ciò che c’è di bello, tutto ciò che è giusto.

Jojo Rabbit è un film non contro il fascismo o il nazismo, ma per tutto quello che di bello esiste a questo mondo. In lui ho rivisto un realistico spirito di giustizia, di armonia, di redenzione. Perché la cloaca nera, l’intolleranza a cui noi essere umani naturalmente ci dirigiamo, questa componente nera dell’umanità, è il nemico principale dell’ironia, della profondità trasportata sulla leggerezza.

Da appassionato di Cinema, dico che esso, come medium, ha il dovere di educare e di creare pensiero critico, formativo, intrattenere.

Era la seconda, o la terza media alla Scuola Pertini. Non a caso si trova proprio in Via Medaglie d’Oro della Resistenza. Quei giorni me li ricordo vagamente ma, se mi concentro, posso ancora sentire il calore del sole penetrare dai vetri; mi ricordo l’Aula d’Arte, il mio banco, alcuni episodi. Ricordo i volti di chi, purtroppo, ci ha lasciati troppo presto o di chi non seppi più notizie. Con alcuni di loro mi sento ancora oggi.

La Professoressa di italiano ci portò una videocassetta. Per tutti noi ragazzini, quella di non doversi sorbire per forza una lezione era una vera manna dal cielo. Si trattava di un bootleg, una copia piratata di un film da poco uscito – sono talmente vecchio da ricordarmi cosa erano le VHS, ma non abbastanza dei betamax.

Nel 1997 il mondo era molto diverso da oggi. Quella VHS era La Vita è Bella. Ricordo una emozione e un brivido percorrermi lungo la schiena, alla fine della visione. Fu lì che la musica di Piovani non andò mai più via dalla mia mente. Ci preparammo forse per il nostro Viaggio della Memoria in tal modo, con una VHS piratata e una scelta formativa scolastica di questo genere.

A rivederlo oggi, il film lo trovo persino noioso. Nicoletta Braschi risulta insopportabile, e il film mi risulta indigesto per molti tratti; ma il carico di sentimento, di messaggio positivo, questa novità di voler trattare il male con l’amore, era forse una cosa mai vista fino ad allora. Mi è rimasta profondamente dentro.

La filmografia mondiale è piena, pienissima di film sulla resistenza o, più in generale, di qualcosa legato a doppio film con fascismo, antifascismo e nazismo. In Merry Christmas Mister Lawrence, uno dei film preferiti in assoluto, l’intolleranza omofoba in un campo di concentramento giapponese è rotta da un semplice e violento bacio.

David Bowie spacca letteralmente il buio del totalitarismo con un atto d’amore che persiste anche dopo la visione del film, anche successivamente alla bellissima colonna sonora di Sakamoto, quintessenza di tutto questo incredibile legame tra violenza e amore, tra fascismo e la sua resistenza ad esso. I brividi sono tali da scacciare qualunque pensiero intrappolato nel proprio corpo: rimane solo il sapore istintivo della scelleratezza umana.

La poetica del Natale: Merry Christmas Mr. Lawrence

In Italia, mio nonno aveva una profonda predilezione per l’Agnese va a Morire, anche se più riguardo al libro. Per lui si trattava di qualcosa di intoccabile, la rappresentazione dei suoi pensieri e della sua epoca. La filmografia sulla resistenza, contro il fascismo o sui loro effetti è vasta, incredibile, incommensurabile, sia in Italia con film più autoriali, sia all’estero. I maestri, sia d’Essay o neorealisti (Roma Città Aperta) che più commerciali come Spielberg (Schindler’s List), cercarono di fare far danzare le loro profonde emozioni a riguardo.

In Amacord, una delle produzioni più importanti del mondo (e anch’esso tra i miei film preferiti in assoluto), il fascismo aveva una componente fondamentale, truce, violenta, persa nei ricordi di un ragazzino cresciuto e oramai lontano dalla sua Rimini d’infanzia. La commovente reazione del padre successivamente all’olio di ricino, la cattiveria dei bambini che lo prendono in giro, il fascista toscano che afferma “hai visto i fascisti tanto tanto cattivi? Non ti si è torto un capello“, la grottesca raffigurazione del Duce in uno stato di reminescenza colpisce, raschia, tenta di uccidere lo stato di coscienza.

Lo avrete capito: il mio film preferito del genere è, oramai, Jojo Rabbit. Punta dritto al messaggio, al cuore, e lo fa con ironia e garbo. Ma c’è un capolavoro, eterno, incommensurabile, che racchiude tutta la somma di dolore, tutto il peso che l’umanità si porta sulle spalle. E’ un film che parte dalla fine di una guerra, per non terminare mai.

Questo film è Patrimonio dell’Umanità. Ogni uomo, donna e bambino dovrebbe vederlo, per capire, analizzare, imparare. Da qui parte tutto e finisce tutto, poiché racchiude tutta la somma dell’uomo. L’insensatezza del maccartismo, il totalitarismo di massa del ventesimo secolo, somma e perfezionamento di tutto il dolore della storia del Mondo dalle caverne di pietra fino ad oggi, ne Il Grande Dittatore viene letteralmente raschiato, grattato e colpito al cuore con semplici immagini in bianco e nero.

Charlie Chaplin pone il tributo più grosso al genere umano, un atto d’amore a tratti rabbioso verso una società ingannata e martoriata. Lo fa con la maschera di un uomo buono e talmente amante della vita, che diventa rabbioso, di riflesso, nel magnifico e insuperabile discorso finale.

La resistenza al male, al silenzio su di esso, all’omertà; il combattimento contro ogni forma di totalitarismo, mafia, ingiustizia sociale, passa in larga parte da queste altissime espressioni dell’umanità. Anche questo 25 aprile, se siete in casa, guardate Jojo RabbitMerry Christmas Mister Lawrence, o il Grande Dittatore. Fateli vedere ai vostri figli e, se siete insegnanti, proponeteli alle vostre classi, ma anche ai loro genitori.

Se li avete già visti, rifatelo. Non farà più male del silenzio assordante delle bombe dell’indifferenza.

IL GRANDE DITTATORE (Charlie Chaplin, 1940)

Mi dispiace, ma io non voglio fare l’Imperatore, non è il mio mestiere. Non voglio governare, né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti se possibile: ebrei, ariani, neri o bianchi. Noi tutti vogliamo aiutarci vicendevolmente. Gli esseri umani sono fatti così. Vogliamo vivere della reciproca felicità, ma non della reciproca infelicità. Non vogliamo odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti, la natura è ricca ed è sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell’oca, verso l’infelicità e lo spargimento di sangue.

Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi in noi stessi. Le macchine che danno l’abbondanza ci hanno dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l’abilità ci ha resi duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d’intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.

L’aviazione e la radio hanno ravvicinato le genti: la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. La mia voce raggiunge milioni di persone in ogni parte del mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che costringe l’uomo a torturare e imprigionare gente innocente. A quanti possono udirmi io dico: non disperate. L’infelicità che ci ha colpito non è che un effetto dell’ingordigia umana: l’amarezza di coloro che temono le vie del progresso umano. L’odio degli uomini passerà, i dittatori moriranno e il potere che hanno strappato al mondo ritornerà al popolo. Qualunque mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.
Soldati! Non consegnatevi a questi bruti che vi disprezzano, che vi riducono in schiavitù, che irreggimentano la vostra vita, vi dicono quello che dovete fare, quello che dovete pensare e sentire! Non vi consegnate a questa gente senz’anima, uomini-macchina, con una macchina al posto del cervello e una macchina al posto del cuore! Voi non siete delle macchine! Siete degli uomini! Con in cuore l’amore per l’umanità! Non odiate! Sono quelli che non hanno l’amore per gli altri che lo fanno.

Soldati! Non combattete per la schiavitù! Battetevi per la libertà! Nel diciassettesimo capitolo di san Luca sta scritto che il regno di Dio è nel cuore degli uomini. Non di un solo uomo, non di un gruppo di uomini, ma di tutti voi. Voi, il popolo, avete il potere di creare le macchine, di creare la felicità, voi avete la forza di fare che la vita sia una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia, usiamo questa forza, uniamoci tutti e combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia agli uomini la possibilità di lavorare, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza.

Promettendo queste cose i bruti sono saliti al potere. Mentivano: non hanno mantenuto quella promessa e mai lo faranno. I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo, allora combattiamo per quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo eliminando confini e barriere, l’avidità, l’odio e l’intolleranza, combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati uniamoci in nome della democrazia.